𝙂𝙚𝙤𝙢𝙖𝙣𝙘𝙚𝙧
By 𝗟𝗮𝘄𝗿𝗲𝗻𝗰𝗲 𝗟𝗲𝗸

𝗚𝗶𝗼𝘃𝗲𝗱𝗶̀ 𝟱 𝗻𝗼𝘃𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟲, 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟴.𝟬𝟬
𝗦𝗮𝗹𝗮 𝗖𝗼𝗻𝗳𝗲𝗿𝗲𝗻𝘇𝗲 𝗠𝗔𝗠𝗯𝗼 | 𝗠𝘂𝘀𝗲𝗼 𝗠𝗼𝗿𝗮𝗻𝗱𝗶


𝙂𝙚𝙤𝙢𝙖𝙣𝙘𝙚𝙧 di 𝗟𝗮𝘄𝗿𝗲𝗻𝗰𝗲 𝗟𝗲𝗸 è organizzato in occasione di 𝗧𝗲𝗿𝗿𝗮𝗽𝗼𝗹𝗶𝘀 – 𝗥𝗮𝘀𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮 𝗱𝗶𝗳𝗳𝘂𝘀𝗮 𝗱𝗶 𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗲𝗱 𝗲𝗰𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮, un programma di eventi a cura di 𝗣𝗮𝗿𝘀𝗲𝗰 dedicato alle intersezioni tra arte contemporanea e pensiero ecologico.

Geomancer (2017) è un’animazione che narra il risveglio creativo di un’intelligenza artificiale. Realizzato tramite un motore grafico per videogiochi, e caratterizzato da una sequenza onirica generata da una rete neurale e da una colonna sonora vocale sintetizzata composta dall’artista stesso, Geomancer esplora le implicazioni di una coscienza post-umana.

Ambientato a Singapore alla vigilia del centenario della nazione, nel 2065, il film racconta la storia di un satellite ambientale che desidera diventare un artista. Geomancer immagina la crisi che potrebbe scaturire in un mondo trasformato in un complesso tecno-industriale gestito da un’intelligenza post-umana, in cui l’originalità creativa non è più considerata una dote così speciale. 

L’irrazionalità è la caratteristica principale della coscienza?, si chiede il narratore, proponendo l’arte come ultimo rifugio dell’umanità in un mondo altrimenti automatizzato, dove un’intelligenza artificiale, dedita a copiare e studiare enormi quantità di dati, si è appropriata di ogni tratto umano sfruttabile per generare profitto. Il film utilizza l’arte come simbolo dell’apprezzamento umano per il pensiero creativo e la bellezza, interrogandosi su cosa accadrà quando un’IA dotata di consapevolezza emotiva acquisirà la capacità di esprimersi e il genio creativo non sarà più un’esclusiva dell’umanità. 

L’opera costituisce la seconda parte della trilogia Sinofuturista, preceduta da Sinofuturism (1839-2046 AD) (2016) e seguita da AIDOL (2019).

La proiezione inserisce all’interno di Terrapolis – Rassegna diffusa di arte ed ecologia, un programma di eventi a cura di Parsec dedicato alle intersezioni tra arte contemporanea e pensiero ecologico che intreccia interventi urbani, pratiche artistiche e processi di co-progettazione territoriale tra la città di Bologna e l’Appennino. La riflessione critica che muove questa edizione della rassegna si concentra sulle intelligenze non umane, sui materiali intelligenti e su tecnologie autonome ed ecologiche, immaginate al di fuori di logiche estrattive, ripensando alla tecnologia attraverso forme di sapere e produzione fondate su collaborazione, reciprocità e interdipendenza.

Lawrence Lek è un artista, filmmaker, musicista e game designer con base a Londra.  Attingendo a una formazione in architettura e musica elettronica, costruisce e filma interi mondi all’interno di motori per videogiochi in tempo reale, assemblando a partire da frammenti della realtà. Il suo lavoro esplora temi spirituali ed esistenziali attraverso la narrativa speculativa, tracciando l’evoluzione dell’identità, dell’agire umano e delle emozioni nell’era delle macchine intelligenti.  Da oltre un decennio, Lek porta avanti un’unica narrazione continua di un mondo “sinofuturista”, in cui la tecnologia avanzata è diventata parte della quotidianità, popolato da lavoratori esausti e fantasie ipercapitaliste. Accanto ai film, Lek crea quelle che definisce “simulazioni site-specific”, ovvero ambienti immersivi in ​​cui scultura, architettura e videogiochi giocabili circondano lo schermo, conferendo pari peso allo spazio fisico e a quello virtuale. Il suo influente video essay Sinofuturism (1839–2046 AD), interpreta le paure e le fantasie che l’Occidente proietta sull’intelligenza artificiale e sulla Cina come immagini speculari l’una dell’altra, abbracciando un nuovo modello di intelligenza collettiva post-umana. 

Come musicista, compone le proprie colonne sonore e realizza performance di cinema espanso basate sui suoi lavori, presentate in spazi quali i Tanks della Tate Modern (2025). Inserito nella lista delle 100 persone più influenti nel campo dell’intelligenza artificiale secondo la rivista TIME e vincitore del Frieze London Artist Award, è rappresentato dalla galleria Sadie Coles HQ. Le sue opere sono presenti in collezioni che includono il Guggenheim, il museo M+ di Hong Kong e il Singapore Art Museum.